Ho scelto così di condividere pochissimi punti, essenziali e quasi banali per chi vive la pratica quotidiana, eppure l'impatto sul pubblico è stato profondo. Decine di medici sono venuti a ringraziare stupiti. Questo dimostra quanto, nella nostra vita moderna orientata all'efficienza e alla complessità, ci manchi spesso la capacità di ritornare ai fondamenti.
Qual è questo punto essenziale da cui tutto ha origine? È una verità semplice ma rivoluzionaria: tutti noi vogliamo esattamente la stessa cosa. Viviamo in un'epoca storica segnata da una fortissima polarizzazione nei punti di vista politici, religiosi, culturali e sociali. Vediamo ovunque contrapposizioni rigide e conflitti. Tuttavia, se grattiamo la superficie delle ideologie, scopriamo che la persona che mi sta di fronte, anche quella che mi appare più distante, assurda o ostile, è mossa dallo stesso identico impulso primordiale che muove me.
Non importa che uno dica 'è giallo', l'altro 'è rosso', 'è verde' o 'è blu'. Non importa quali teorie o stili di vita abbracciamo: ogni singola azione umana, comprese le scelte più irragionevoli e le follie più estreme che la storia ricordi, nasce dal tentativo spontaneo (seppur guidato dall'ignoranza) di proteggere l'«io» e il «mio», di far stare bene se stessi ed evitare il dolore. Riconoscere questa matrice comune è il primo vero passo per abbattere le barriere dell'incomprensione.
Poiché tutti gli esseri condividono il desiderio di stare bene e non soffrire, la domanda filosofica fondamentale non riguarda lo scopo finale, ma la via per raggiungerlo. Tutte le tradizioni antiche cercano la liberazione dalla sofferenza, definita comunemente col termine Nirvana , una parola che non appartiene unicamente al buddismo o a un famoso gruppo musicale, ma che nell'antica India indicava lo stato interiore di definitivo equilibrio, benessere e pace al di là del dolore.
Di fronte alla ricerca del benessere e del Nirvana, l'umanità si trova dinanzi a un primo grande bivio, da cui nascono due modelli di vita totalmente opposti:
La visione materialista della vita è quella in cui la maggior parte di noi è immersa ogni giorno. In questo paradigma crediamo fermamente che saremo finalmente felici quando il mondo intorno a noi sarà esattamente come diciamo noi: quando la situazione economica sarà quella desiderata, quando la salute del corpo sarà perfetta, quando l'immagine sociale sarà rispettata e quando le persone intorno a noi si comporteranno secondo le nostre aspettative.
L'inevitabile conseguenza di questo approccio è la canalizzazione di tutta la nostra energia vitale in tre attività nevrotiche continue:
Dinamica del materialismo
Tra tutti i condizionamenti possibili, ve n'è uno ancora più insidioso dei soldi o dei piaceri sensoriali: l'attaccamento alla propria idea di come le cose dovrebbero essere. Abbiamo un'idea rigida di come gli altri dovrebbero trattarci, di come il lavoro dovrebbe procedere, di come la giornata dovrebbe svolgersi.
«Molto spesso noi non stiamo male per quello che c'è, ma stiamo male per quello che secondo noi dovrebbe essere e non c’è. »
Poiché la realtà è per sua natura impermanente e in perenne trasformazione, questa rigidità mentale ci condanna alla sofferenza. Quando viviamo un momento bello, vorremmo che durasse per sempre, dimenticando che le persone e le circostanze cambiano continuamente. Quando viviamo un momento brutto, siamo terrorizzati all'idea che duri in eterno. In entrambi i casi soffriamo, perché rifiutiamo la natura fluida dell'esistenza.
I PARADIGMI EREDITATI E I FILTRI DELLA PERCEZIONE
I paradigmi nei quali viviamo e attraverso cui filtriamo la realtà non sono stati creati interamente da noi. Gran parte della nostra visione del mondo è stata ereditata dal contesto familiare, educativo, culturale e sociale in cui siamo cresciuti. L'abbiamo poi personalizzata, ma la struttura di fondo rimane fortemente condizionata.
Nello specifico, la società occidentale moderna si fonda su tre grandi influenze di fondo:
· L'eredità monoteista: la tendenza ad associare il bene e il male a premi o punizioni esterne, cercando un'autorità superiore che stabilisca la regola definitiva.
· L'eredità capitalista: la mercificazione delle relazioni e dell'esistenza, dove l'identità e il valore personale vengono misurati in base alla produttività e al possesso.
· L'eredità meccanicista newtoniana: una visione scientifica rigida e causa, effetto che, nonostante le scoperte della fisica quantistica avvenute ormai da molti decenni, continua a essere l'unica insegnata nelle scuole e interiorizzata dalle masse.
Cambiare paradigma è estremamente faticoso. Per questo motivo assistiamo continuamente a quelle che definisco «conversazioni tra pazzi». Due persone parlano, utilizzano i medesimi termini e osservano lo stesso evento, ma interpretano la realtà in modi completamente divergenti perché applicano filtri differenti.
È come se due persone andassero insieme a fare una passeggiata in montagna e scattassero delle fotografie: una usa un filtro bianco e nero, l'altra un filtro deformante, un'altra ancora un filtro a colori saturi. Al ritorno mostreranno immagini opposte dello stesso luogo. Ognuno crederà che la propria foto sia «la realtà», mentre è soltanto la propria versione filtrata. Il grande compito della vita non è trovare una visione 'dogmaticamente corretta', ma modellare gradualmente la propria visione del mondo affinché diventi sana ed equilibrata.
L'UTOPIA SPIRITUALE, LA BIOLOGIA DELLE EMOZIONI E IL DESIDERIO
L'utopia spirituale non ha nulla a che vedere con il misticismo astratto; è una scelta di profondo pragmatismo. Essa sostiene che il benessere autentico dipende esclusivamente dal modo in cui interagiamo con la realtà interna. Il nostro corpo fisico ne è la dimostrazione biologica più evidente:
· Quando sperimentiamo stati mentali ed emotivi di affetto, amore, gratitudine e soddisfazione, il corpo si rilassa immediatamente. I parametri cardiaci si riequilibrano, la pressione arteriosa si stabilizza e il sistema immunitario si rafforza.
· Quando viviamo in uno stato di rabbia, ansia, insoddisfazione e conflitto, i livelli di cortisolo nel sangue si impennano. Questo genera uno stato di stress cronico che causa un'infiammazione sistemica, la quale costituisce la prima causa di patologie gravi e degenerative.
Molte persone sostengono di condurre una vita sana, mangiano vegano, non fumano, fanno attività fisica , ma soffrono di infiammazioni croniche a causa dello stress decisionale. Gli studi clinici dimostrano che un individuo adulto prende in media circa 30.000 decisioni al giorno (cosa indossare, cosa mangiare, cosa rispondere, come muoversi). Ogni singola decisione di fronte all'incertezza provoca un piccolo picco di cortisolo.
«In tibetano esiste un'espressione, «…», che significa «sorvegliare il desiderio». Se vuoi fare del male a qualcuno, soddisfa ogni suo singolo desiderio.»
Cercare di soddisfare continuamente ogni desiderio, atteggiamento che oggi vediamo drammaticamente applicato nell'educazione dei bambini, non genera felicità, ma produce un'ansia crescente e un'incapacità cronica di tollerare le frustrazioni. Più soddisfi i desideri di una persona, più la sua insoddisfazione di fondo aumenta.
SMETTERE DI VITTIMIZZARSI E L'ARTE DI VELEGGIARE
Avere problemi proporzionati alla propria capacità di affrontarli non è una sfortuna: è una benedizione formativa. Quando un bambino si arrampica su un albero al parco giochi e si trova in difficoltà nell'aspettativa di scendere, se riesce a superare la sfida con le sue forze sviluppa autostima e fiducia in se stesso. Se un adulto interviene immediatamente per tirarlo giù, gli sta trasmettendo il messaggio implicito: «Tu da solo non sei in grado di farcela».
L'idea che la felicità arriverà solo quando non ci saranno più problemi è un'illusione infantile. La vita presenterà sempre onde e correnti avverse. Pretendere di eliminare le onde è una follia; la vera saggezza consiste nell'imparare a veleggiare.
«Uno dei primi passi per seguire un sentiero spirituale sincero, che richiede tanto coraggio, è quello di smettere di vittimizzarsi e di smettere di puntare il dito dicendo che è colpa dell'altro.»
Vittimizzarsi significa cedere il proprio potere agli altri, rimanendo passivi nell'attesa che il mondo esterno si adegui ai nostri desideri. Ricordo un aneddoto personale durante il mio recente viaggio: dovevo raggiungere un appuntamento fondamentale con uno dei miei maestri, ... Rinpoche. Avevo pianificato tutto nei dettagli, ma a causa di una catena imprevedibile di ritardi, cancellazioni di voli e coincidenze perse, mi sono ritrovato incastrato per 22 ore in aeroporto, senza cibo adeguato e senza poter dormire.
In quel momento le opzioni erano due: arrabbiarsi, trattare male il personale dell'aeroporto e disperarsi per le aspettative tradite, oppure cogliere l'opportunità per esercitare la pazienza, leggere quei libri che non avevo mai tempo di aprire e trattare con profondo rispetto gli operatori. Ho scelto la seconda strada e sono arrivato puntuale e sereno all'appuntamento.
In tibetano esiste un proverbio molto diretto: «…», che significa traducendo il concetto: se non sono io stesso a prenderci cura di me e a farmi del bene, non posso certo aspettarmi che siano gli altri a farlo per me. Smettere di vittimizzarsi significa assumersi la responsabilità totale dei propri stati mentali.
OLTRE LA RELIGIONE FORMALE: ATTITUDINE E ACCOGLIENZA
Quando mi chiedono se il buddismo sia una religione, rispondo sempre che dipende da cosa intenda l'interlocutore con la parola 'religione'. Se intendiamo una struttura dogmatica monoteista, il buddismo non lo è. Ma se definiamo la religione come un insieme di visione del mondo, regole di condotta e strumenti di sviluppo interiore, allora molte cose che consideriamo secolari funzionano esattamente come religioni.
Il capitalismo è una religione secolare con le sue regole di condotta e il suo «Dio Denaro». L'uso diffuso di alcol, droghe o l'ossessione per il consumismo sono tentativi di prendere rifugio in strumenti esterni per sfuggire al dolore e non dover stare da soli con se stessi. Camminando a New York ho notato l'esplosione di negozi e 'templi' dedicati alla marijuana legalizzata: luoghi in cui le persone proiettano la speranza di trovare una via di fuga dall'ansia.
Non si tratta di formulare giudizi moralisti o puntare il dito. Ciò che determina se un'azione è spirituale o mondana non è l'atto esteriore in sé (andare in chiesa, meditare o lavorare), ma l'attitudine interiore con cui viene compiuta. Si può vivere l'utopia materialista anche facendo il 'bravo buddista' che fa ore di meditazione solo per mostrare agli altri quanto sia bravo.
Ricordo nel 1989, durante un lungo viaggio di tre mesi in India con il mio maestro Lama Gangchen Rinpoche, la presenza di un ragazzo con un passato di forti dipendenze da droghe. Durante i lunghissimi spostamenti in pullman di 20 o 30 ore, questo ragazzo si sedeva in fondo al bus e fumava una canna dietro l'altra. Lama Gangchen Rinpoche non l'ha mai giudicato, sgridato o cacciato; l'ha accolto con un amore incondizionato, prendendolo in braccio come un figlio. Sentendosi accolto e amato senza riserve, nel tempo quel ragazzo ha trasformato gradualmente le sue abitudini. L'accoglienza pura, senza giudizio, è la sola forza capace di guarire.
RICONOSCERE LE OMBRE E LA TECNICA DELLA CAREZZA
Uno degli errori più comuni consiste nell'applicarsi un'etichetta rigida: «Io sono una brava persona», «Io sono un buddista», «Io sono un irascibile». La realtà è che nessuno di noi è un'etichetta statica. Siamo un flusso costante e dinamico di momenti: abbiamo momenti di generosità e momenti di avarizia, momenti di pazienza e momenti di rabbia.
È fondamentale riconoscere ed accogliere le proprie contraddizioni e i propri lati d'ombra. Se cerchiamo di nascondere la rabbia o la gelosia a noi stessi perché 'non dovremmo provarla', quell'emozione repressa finirà prima o poi per esplodere devastando le nostre relazioni.
LA TECNICA DELLA CAREZZA
«Quando senti sorgere un impulso negativo, non combatterlo. Guardalo, riconoscilo e digli: «Tu non sei altro che una memoria del passato. Ti voglio bene, hai avuto la tua funzione, ma adesso non è il caso». Fagli una carezza e sposta l'energia altrove.»
Ecco la sequenza pratica in 5 passaggi che suggerisco per gestire gli impulsi emotivi negativi:
· 1. Osserva senza giudizio: ammetti la presenza dell'emozione («Ci sei, ti ho visto»). Riconosci che le emozioni possono essere influenzate anche da fattori biologici, stanchezza o persino dalla luna piena (gli studi mostrano l'aumento dei crimini passionali durante il plenilunio).
· 2. Decodifica come memoria: ricorda a te stesso che quell'impulso non è la realtà, ma una risposta condizionata dal passato («Sei solo un'abitudine emozionale»).
· 3. Fai la carezza: non entrare in lotta. Opporsi alla rabbia la rende più forte. Trattala con affetto: «Ti voglio bene, ma adesso resta lì».
· 4. Reindirizza l'energia: fai un respiro profondo e sposta proattivamente l'attenzione su un'azione costruttiva (una camminata, un lavoro o un mantra lungo).
· 5. Coltiva la costanza: non pretendere risultati immediati. Ripeti il processo con pazienza ogni volta che l'impulso si presenta.
INTERDIPENDENZA, COMUNICAZIONE TRA PARADIGMI E UMILTÀ
Tutti i grandi conflitti dell’umanità, dalle guerre internazionali alle spaccature sociali viste durante la pandemia, nascono dallo scontro sordo tra paradigmi rigidi e dall'egoismo dell'autogratificazione. Quando io credo fermamente nel mio paradigma e rifiuto di vedere il tuo, la comunicazione diventa impossibile.
Se desideriamo davvero aiutare un'altra persona a evolvere o spiegargli qualcosa di importante, dobbiamo prima di tutto entrare nel suo paradigma e parlare la sua lingua. Parlare la lingua dell'altro non significa parlare l'italiano o l'inglese, ma comprendere i suoi filtri, le sue paure e la sua storia.
Molte reazioni umane apparentemente irrazionali nascono da ferite profonde ed esperienze infantili, come la paura primordiale dell'abbandono. Comprendere l'interdipendenza significa capire che l'altra persona si comporta in un determinato modo come risultato di migliaia di cause e condizioni passate. Questo atteggiamento richiede profonda umiltà, rispetto e affetto genuino.
L'ALTRUISMO COME EGOISMO MATURO E LA LEGGE DELLA FORMICA
La base indispensabile per poter amare gli altri è l'accettazione e l'amore verso se stessi. Come la foglia che cade dall'albero cade nel punto esatto determinato da vento, peso e gravità, così noi dobbiamo accogliere chi siamo in questo preciso istante. Non possiamo desiderare per gli altri ciò che prima non siamo capaci di desiderare per noi stessi.
L'altruismo non si oppone all'egoismo: l'altruismo è semplicemente un egoismo maturo. L'egoismo immaturo cerca la felicità solo per l'«io» ristretto; l'egoismo maturo comprende che, essendo tutti interconnessi, il modo migliore per far stare bene me stesso è far stare bene tutti gli esseri intorno a me.
«Ricordati di essere come una formica e non come una pulce: la pulce fa dei grandi salti e rimane ferma, la formica fa dei piccoli passi ma non si ferma mai.»
Nel percorso spirituale, la fretta è il nemico principale. Viviamo in una cultura che vuole tutto e subito (se esistesse la pillola per l'illuminazione, le persone ne comprerebbero cinque per sicurezza). Ma la natura ci insegna che la vera crescita richiede tempo e nutrimento graduale.
Nel mio monastero in India c'erano due studenti emblematici:
· Il Rauco (La Pulce): un ragazzo che voleva memorizzare decine di pagine di testo in pochi giorni. Si svegliava alle 3 del mattino urlando i testi, disturbando tutti. Ma non raggiungendo i traguardi smisurati che si era prefissato, si scoraggiava, mollava tutto per mesi e alla fine ha abbandonato gli studi per andare a vendere hot dog a New York.
· Cerchio di Metallo / Alonce (La Formica): un ragazzo con grandi difficoltà cognitive che non riusciva a memorizzare nulla. Il suo maestro gli diede un cerchiello di metallo da spostare sul testo: doveva memorizzare una sola riga al giorno. Mentre gli altri facevano 30 pagine, lui imparava con fatica mezza riga o una riga, ma lo ha fatto ogni singolo giorno per 30 anni, senza mai saltare un giorno. Trent'anni dopo, conosceva i testi sacri meglio di tutti i grandi geni del monastero.
La trasformazione interiore si gioca nelle situazioni ordinarie della vita quotidiana: in famiglia, al lavoro, nel traffico o in aeroporto. Facendo un piccolo passo al giorno con la costanza della formica, usciamo gradualmente dalla nostra zona di comfort e impariamo a costruire, insieme agli altri, un paradigma più sano e luminoso.
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