mercoledì 9 settembre 2026

Le molteplici facce dell’Ego | Eckhart Tolle


La maggior parte delle persone deriva il proprio senso di identità e la percezione di chi è dal flusso dei pensieri che si muovono nella propria testa. Man mano che si cresce, la mente inizia a identificarsi con le prime cose, come i propri possedimenti e i giocattoli.

Successivamente, si identifica con il nome che ci viene dato: i genitori dicono ”Questo sei tu”, e quel nome diventa il contenitore per tutte le altre identificazioni future, a partire dai primi oggetti.
È facile notare quanto sia doloroso perdere qualcosa con cui ci si è identificati. Un bambino urla se gli viene tolto un giocattolo, anche se cinque minuti dopo potrebbe perdere totalmente interesse per quell’oggetto. Il dolore nasce dal fatto che, già in quella fase, il bambino sperimenta l’inizio dell’identità egoica. Quando questa identità viene ferita o privata di qualcosa, si prova una sofferenza a livello psicologico che a volte fa persino più male di una ferita fisica.

La stratificazione delle identificazioni e le opinioni

Con il passare del tempo si accumulano sempre più identificazioni: i titoli, le persone che conosciamo, le relazioni. Ci si identifica con la propria conoscenza, con la forza fisica o con le proprie abilità, alimentando il pensiero del tipo: ”Guarda cosa so fare io che tu non sai fare” oppure ”Guarda cosa so io che tu non sai”.
Lo stesso meccanismo si applica alle opinioni che accumuliamo su ogni cosa. Non c’è nulla di male nell’avere opinioni, ma il problema sorge quando queste diventano parte del proprio senso di sé. I pensieri che costituiscono le opinioni vengono intrisi di una forma di “io” e di “me”.
Potete accorgervene facilmente: quando qualcuno mette in discussione una vostra opinione, scatta subito una reazione difensiva, di turbamento, aggressività o paura. Una persona molto inconscia può persino arrivare alla violenza fisica semplicemente perché qualcuno ha messo in dubbio le sue idee.
In passato, intere religioni  (come il cristianesimo medievale) erano pronte a uccidere chiunque dissentisse dalle credenze convenzionali. Questa è l’identità egoica, che si tratti di un ego personale o collettivo.

Ego individuale e collettivo

L’ego comporta sempre un’identificazione con qualcosa che dà un senso di sé. Questo è il motivo per cui le persone vi si aggrappano e lo difendono a costo della vita: è tutto ciò che conoscono. È una dinamica normale che va avanti da migliaia di anni.

In alcune società l’ego predominante è ancora di tipo collettivo, mentre nel mondo occidentale tende a essere più individualizzato . Storicamente tutto è iniziato migliaia di anni fa con gli ego tribali: ci si identificava con la propria tribù, si era gentili con i membri del proprio gruppo e molto meno gentili con chi era fuori, considerandoli inferiori.

A prescindere dalla forma, l’ego non è altro che un insieme di pensieri predominanti: opinioni, simpatie, antipatie e la storia di chi siamo. È il racconto di cosa gli altri ci hanno fatto, di cosa abbiamo fatto noi, dei traguardi raggiunti, di ciò che sappiamo, di cosa sappiamo fare e di ciò che possediamo. Sono tutte forme pensiero che creano il senso di sé. Questo sviluppo è un passaggio normale e non si può impedire a un bambino di attraversarlo. Tuttavia, nel momento in cui iniziamo a risvegliarci, possiamo iniziare a osservare la presenza dell’ego dentro di noi.

Le forme sottili: ego spirituale e modalità di confronto

l’ego si manifesta nei modi più disparati: ci si può identificare con la città in cui si vive o con la propria squadra del cuore, arrivando a scontrarsi la domenica pomeriggio con i tifosi avversari. Esiste persino l’ego spirituale. Questo accade quando nella mente si crea un’immagine di sé come persona “più spirituale” rispetto alla massa. È una forma di ego estremamente sottile, che può arrivare a generare l’illusione di essere “la persona con meno ego del pianeta”. Spesso non viene detto esplicitamente, ma è implicito nel modo in cui si guardano dall’alto in basso coloro che hanno ancora un ego evidente. Il meccanismo di fondo resta esattamente lo stesso di chi fa a pugni allo stadio.

L’ego si riconosce sempre dal fatto che si paragona costantemente agli altri. Quando incontriamo qualcuno per strada, la mente entra in modalità confronto e giunge quasi sempre alla conclusione di essere inferiore o superiore. Ovviamente l’ego punta a sentirsi superiore e, per farlo, seleziona i nostri punti di forza.

Nota di Eckhart Tolle

Nel mio caso, dato che da ragazzo ero minuto e subivo bullismo a scuola, non potevo certo sviluppare un ego basato sulla forza fisica o sull’aspetto estetico. Alla fine ho cercato rifugio nell’erudizione e nella cultura: ho iniziato a leggere molti libri per poter mostrare la mia conoscenza durante le discussioni.

L’amplificazione tecnologica del narcisismo

l’aspetto fisico è uno dei terreni di confronto più comuni. Oggi questa dinamica è enormemente amplificata dalla tecnologia, dai social network e dai selfie. Nella mitologia greca, il mito di narciso racconta l’inizio di questo processo: un giovane che, non avendo specchi, guardò in una pozza d’acqua, si vide bellissimo e si innamorò della propria immagine. Identificarsi con quell’immagine riflessa è la perfetta rappresentazione pittorica della nascita dell’ego.

Oggi non serve più una pozza d’acqua: abbiamo gli smartphone. Possiamo scattare una foto e inviarla istantaneamente al mondo intero, esponendoci al giudizio di centinaia di persone mentre restiamo in attesa di un feedback per il nostro ego. Pubblichiamo la foto del piatto prelibato che stiamo mangiando al ristorante per dire: “Guardate che meraviglia, e la sto mangiando proprio io”.
Chi guarda i post altrui finisce spesso per sentirsi sminuito nel vedere vite apparentemente così interessanti. Di conseguenza, si sente in dovere di fingere a sua volta, selezionando solo i dettagli capaci di mostrare una vita straordinaria. Soprattutto tra i giovani, la vita reale finisce per fondersi con un’immagine di finzione pubblica. Questa estensione tecnologica dell’identità egoica è estremamente seducente, ma rappresenta una trappola enorme e limitante.

La trappola del futuro e il risveglio

l’ego non è mai soddisfatto a lungo. Si trova perennemente in uno stato di ricerca perché avverte una costante mancanza interiore, che sia di denaro, conoscenza, bellezza o della relazione perfetta. Si sente sempre incompleto. Come sottolineato nel libro Un corso in miracoli, il motto dell’ego é:

”Cerca ma non trovare”.

Proprio perché è sempre alla ricerca della prossima cosa, il futuro diventa estremamente importante per l’ego. C’è una continua proiezione in avanti e una totale incapacità di essere presenti nel qui e ora.
Questa è la condizione che definisco inconscia: la completa identificazione con la mente. È lì che risiede l’ego; si tratta di una costruzione mentale, una sorta di finzione che ogni essere umano crea per se stesso.

La forma specifica di questa finzione dipende in gran parte dalla cultura e dall’ambiente in cui si cresce.
Gli altri ci dicono chi siamo fin da bambini, e noi veniamo condizionati dalla famiglia e dalla società circostante. Questo senso di sé costruito dalla mente tende inoltre a focalizzarsi molto più sugli aspetti negativi che su quelli positivi. Per essere davvero liberi, è necessario risvegliarsi a ciò che siamo oltre la nostra storia personale e la nostra situazione di vita.

 [Traduzione e trascrizione del video]

Fonte: The Many Faces of Ego | Eckhart Tolle Teachings

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