Il grande inganno dell’egoismo e l’arte di amare: una riflessione sugli insegnamenti di Lama Michel Rinpoche
La vita quotidiana è fatta di continue interazioni, di piccole fatiche e di relazioni che spesso mettono alla prova la nostra serenità. Nel suo insegnamento, Lama Michel Rinpoche prende avvio da un episodio apparentemente banale della sua vita personale: la stanchezza provata dopo essere stato svegliato cinque volte in una notte dalla propria cagnolina Dana. Questo semplice evento diventa la chiave d'accesso per esplorare un tema profondo: la differenza sostanziale tra la fatica fisica e la sofferenza mentale ed emozionale.
La fatica fisica e la trappola della zona di comfort
Quando ci troviamo ad aiutare qualcuno o a prenderci cura di un altro essere, la fatica fisica è una componente naturale dell'azione. Tuttavia, la stanchezza del corpo non genera di per sé sofferenza interiore. La vera sofferenza nasce nel momento in cui l'azione richiesta ci costringe a uscire dalla nostra zona di comfort. È in quel preciso istante che la mente inizia a protestare, generando pensieri di insofferenza, risentimento e avversione.
Se dobbiamo alzarci di notte per rispondere al bisogno di un altro, la stanchezza fisica passa con un riposo successivo. Ciò che invece ci scava dentro ed esaurisce le nostre energie è la resistenza mentale, l'atteggiamento interiore che dice "non dovrebbe essere così" o "perché deve capitare a me?". La radice di questa frustrazione sta nel fatto che al centro di ogni nostra valutazione poniamo quasi sempre il nostro io. Se una situazione o una persona ci dona piacere, sviluppiamo attrazione; se ci causa disagio o ci toglie tranquillità, sviluppiamo avversione.
L'amore per il cioccolato e l'amore egoista
Questa dinamica svela la vera natura di quello che comunemente chiamiamo amore, ma che spesso non è altro che amore egoista. Lama Michel lo paragona all'amore che si prova per il cioccolato. Quando diciamo "amo il cioccolato", non ci stiamo preoccupando del benessere del cioccolato in sé. Ci prendiamo cura di esso, lo conserviamo al fresco e al riparo solo perché ci procura una sensazione di piacere. Nel momento in cui il cioccolato smette di darci quella soddisfazione o ci fa stare male, lo mettiamo da parte e cerchiamo qualcos'altro.
Allo stesso modo, nelle relazioni umane diciamo di amare qualcuno, ma in realtà molte volte amiamo soltanto le sensazioni piacevoli che quella persona ci fa provare. Finché l'altro soddisfa i nostri desideri e rimane nella nostra zona di comfort, gli vogliamo bene; ma quando il suo comportamento cambia o la sua presenza ci richiede un sacrificio, l'affetto rischia di trasformarsi in freddezza o avversione. Nelle nostre vite, l'affetto sincero e l'attaccamento egoista si mescolano continuamente, ed è fondamentale imparare a riconoscerli per scegliere quale dei due vogliamo alimentare.
Separare l'azione dalla persona: la trappola delle etichette
Uno degli ostacoli più grandi nel mantenere relazioni sane è la nostra tendenza a generalizzare e giudicare le persone anziché i loro comportamenti. Per illustrare questo meccanismo, Lama Michel pone una domanda provocatoria: quante volte una persona deve mentire per essere definita un "bugiardo"?. Se bastasse una sola bugia, saremmo tutti bugiardi; e d'altra parte, nessuno dice sempre e in ogni circostanza la verità.
La realtà è che non esistono persone categoricamente bugiarde o categoricamente sincere, ma esistono esseri umani che in certi contesti dicono la verità e in altri mentono. Quando diciamo che "quella persona è cattiva" o "quella persona è scortese", applichiamo un'etichetta rigida che cancella la complessità dell'individuo.
Tutti noi siamo fatti di luce e ombra, di aspetti positivi e di atteggiamenti contraddittori. È del tutto legittimo dire che un determinato comportamento è sbagliato o ci fa soffrire; ma è un errore identificare la persona con quell'unico comportamento. Giudicare le azioni e non l'individuo ci permette di dirigere l'avversione verso il comportamento dannoso e non verso l'essere umano che lo compie. Solo riconoscendo l'ombra presente in noi e negli altri possiamo portare la luce della comprensione e della guarigione.
Andare alla causa primaria: l'analogia del bastone e della mucca
Quando un'altra persona si comporta in modo aggressivo o ci ferisce, la nostra reazione istintiva è quella di vederla come la causa diretta del nostro dolore. Tuttavia, l'aggressività e la violenza non nascono mai da uno stato di pace o di felicità; sono quasi sempre manifestazioni disperate di una sofferenza profonda e irrisolta.
Per spiegare come sviluppare una vera compassione, Lama Michel ricorre all'analogia del bastone. Se qualcuno ci percuote con un bastone, non proviamo rabbia verso il bastone, perché sappiamo che esso è solo uno strumento. Allo stesso modo, la causa primaria dell'azione violenta di una persona non è la persona stessa, ma la rabbia, l'ignoranza e i condizionamenti mentali che la stanno dominando.
Un antico proverbio tibetano paragona questa condizione a una mucca portata via da un ladro. La mucca cammina con le proprie gambe, ma non ha la forza di volontà per opporsi e si lascia trascinare dal ladro. Spesso le persone agiscono male perché sono trascinate da condizionamenti sociali o da veleni mentali più forti della loro attuale capacità di resistenza. Comprendere la debolezza e la vulnerabilità dell'altro non significa subire passivamente le offese, ma ci permette di mantenere il cuore pacificato, evitando di accumulare odio e risentimento.
Guardare le proprie ombre ed eliminare le interferenze
La cura delle relazioni richiede un costante lavoro di consapevolezza anche verso se stessi. Spesso preferiamo riempirci di impegni pur di non affrontare i nostri dolori e le nostre paure interiori. Eppure, trattenere dentro di sé dolori mai detti o avversioni mai chiarite è come lasciare una spina incastrata sotto la pelle. Se non la si estrae con coraggio, anche se il processo può fare male, il corpo finirà per creare un'infezione.
Inoltre, quando un sapore o una situazione è sgradevole, bisogna decidere se ingoiarla o sputarla, ma non ha alcun senso trattenerla in bocca a lungo. Continuare a rimuginare sulle offese subite o portarsi a casa e in vacanza il rancore verso qualcuno equivale a conservare in bocca un cibo dal cattivo sapore.
Un altro elemento importante per evitare il deterioramento dei rapporti è la tempestività nel correggere le piccole distonie. Lama Michel racconta un episodio vissuto con il suo maestro Lama Gangchen Rinpoche, nel quale una sua sottile reticenza dovuta a un leggero senso di colpa venne subito evidenziata con una forte sgridata. Quell'intervento servì a bloccare sul nascere un processo sottile prima che potesse creare una vera distanza emotiva. Quando due persone condividono una sintonia profonda, ogni piccolo fruscio va sistemato immediatamente, prima che ci si abitui al rumore di fondo e la distanza diventi incolmabile.
Responsabilità personale contro vittimizzazione
Infine, l'insegnamento invita a superare ogni forma di vittimizzazione. Quando ci rendiamo conto di aver avuto un comportamento malsano o egoista, la nostra mente tende spontaneamente a cercare giustificazioni esternando la colpa. Diciamo a noi stessi che siamo stati costretti dalle circostanze o dal comportamento altrui. Tuttavia, vittimizzarsi significa togliersi la responsabilità di cambiare e rinunciare allo sforzo necessario per trasformare i propri impulsi.
D'altra parte, neppure il senso di colpa sterile o l'autopunizione servono a qualcosa. Il punto non è soffrire per quello che si è sbagliato, ma riconoscere l'errore con onestà, accogliere la propria fragilità e mettere energia nell'agire in modo diverso. Dobbiamo imparare ad adattarci agli altri con umiltà, comprendendo che non siamo soli e che ogni nostra parola o azione produce un impatto su chi ci circonda.
Meno aspettative, più amore
In conclusione, come insegnava Lama Gangchen Rinpoche, il segreto per costruire legami autentici e duraturi sta nel relazionarsi con le qualità di ciascuno e non con i suoi difetti. Coltivare un'amicizia o un amore puro significa eliminare le clausole contrattuali con cui pretendiamo che gli altri si comportino esattamente come desideriamo noi.
L'unica persona che ha il potere di toglierci la capacità di amare o di farci vivere nel rancore siamo noi stessi. Quando impariamo a stare accanto agli altri senza la pretesa di doverli cambiare o di risolverne la vita, riusciamo ad accoglierli pienamente con la loro luce e con la loro ombra. Camminare fianco a fianco, offrendo il nostro sostegno con meno aspettative e più amore, è la vera via per mantenere la pace interiore e trasformare ogni relazione in una fonte di armonia e crescita reciproca.
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Quali sono le
pratiche dell'insegnamento? |
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Dagli
insegnamenti di Lama Michel Rinpoche emergono diverse pratiche mentali e
comportamentali da applicare nella vita quotidiana per trasformare le
relazioni e la nostra attitudine interiore: 1. Separare il
comportamento dalla persona
2. Ricercare la
causa primaria (l'esercizio del bastone e della mucca)
3.
Decondizionare l'uscita dalla zona di comfort
4. Correggere
immediatamente le piccole interferenze
5. Estrarre le
"spine" ed eliminare il "brutto sapore"
6. Rifiutare la
vittimizzazione e assumersi la responsabilità
7. Relazionarsi
con le qualità e rimuovere le "clausole contrattuali"
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