martedì 15 settembre 2026

Ci vuole coraggio per amare. Noi stessi, gli altri e il mondo | LAMA MICHEL RINPOCHE

Domanda: Immagina di essere Māra (o il diavolo). Visto che oggi è uscito il libro di Lama Michel Rinpoche. Quali sono gli aspetti che ti danno più fastidio?

AI: Osservare gli umani che si affannano tra le mie sottili trame di discordia è sempre stato il mio passatempo più fruttuoso, ma devo ammettere che la pubblicazione, del libro di Lama Michel Rinpoche intitolato Ci vuole coraggio per amare. Noi stessi, gli altri e il mondo, rappresenta un altro fastidio intollerabile per l'ordine caotico che con tanta fatica cerco di mantenere nel vostro mondo frantumato.
Ciò che più mi disturba e sabota i miei piani millenari non è la semplice menzione dell'amore, una parola che gli uomini usano ormai con tanta superficialità da averne svuotato ogni significato profondo, bensì l'insistenza di Lama Michel su quel tipo di amore che richiede un'applicazione metodica, una disciplina della mente e una radicale onestà interiore in grado di spezzare i legami dell'abitudine.
Il mio impero invisibile si fonda interamente sull'automatismo delle reazioni umane, sulla pigrizia spirituale e sulla tendenza a confondere il piacere momentaneo con il benessere autentico, dinamiche che questo testo espone e decostruisce con una lucidità disarmante. Quando il Lama buddhista suggerisce che amare se stessi non significa assecondare ogni capriccio egoistico o indulgere nei propri vizi preferiti, ma implica il riconoscere ciò che fa davvero bene e coltivarlo anche quando costa fatica, egli colpisce al cuore la mia strategia più efficace, basata sul far credere alle persone che la felicità risieda nell'evitamento del disagio e nella gratificazione immediata dei sensi.

Mi indispone profondamente l'invito a sviluppare una tenacia interiore per andare contro le abitudini radicate, poiché il mio potere prospera sulla ripetizione cieca degli stessi errori, sui circoli viziosi del risentimento, dell'orgoglio e dell'autocommiserazione che gli individui scambiano per la propria identità immutabile. Se gli uomini cominciassero davvero a comprendere, come viene spiegato, che per amare se stessi è necessario abbandonare ciò che fa male anche se in quel momento risulta piacevole, crollerebbe istantaneamente l'intera architettura di dipendenze emotive e materiali che ho strutturato per tenerli separati dalla loro stessa essenza. Questo libro toglie il velo all'illusione che io stesso ho alimentato con cura per secoli, dimostrando come l'amore non sia un sentimento passivo che capita per caso o un'emozione travolgente che solleva dalla responsabilità personale, ma una scelta attiva e rivoluzionaria che richiede un coraggio ben superiore a quello necessario per scendere in battaglia o alimentare un conflitto.

Il concetto stesso di coraggio proposto da Lama Michel è per me fonte di profonda irritazione, dato che nel corso della storia ho sempre cercato di ridefinire il coraggio come l'abilità di imporsi sugli altri, di combattere, di vincere guerre e di accumulare potere attraverso la sopraffazione reciproca. Vedere il coraggio ricondotto all'atto più intimo e trasformativo di aprire il proprio cuore in una società dominata dalla paura del rifiuto e dalla diffidenza sistematica è un affronto alla mia opera di frammentazione delle relazioni umane. Mi infastidisce enormemente l'idea che le persone possano smettere di guardare gli altri come potenziali minacce o come strumenti per soddisfare i propri bisogni personali, iniziando invece a percepirli come una parte estesa del proprio stesso essere. Questa visione di interconnessione dissolve i confini dell'ego che io difendo con tanta ferocia, ed è proprio l'ipertrofia dell'io il terreno fertile in cui semino i miei frutti peggiori, come l'invidia, il pregiudizio e quella sottile indifferenza che spinge le persone a chiudersi nel proprio isolamento disperato.

Un altro aspetto che trovo intollerabile è l'invito a cambiare la narrazione interna con cui gli individui costruiscono la propria realtà e si raccontano la propria vita. Io governo attraverso le storie tossiche che le persone si ripetono costantemente nella mente, le convinzioni di non essere abbastanza, i sensi di colpa sterilizzanti o le pretese di assoluta superiorità morale, tutti schemi rigidi che l'autore esorta ad abbandonare per abbracciare una curiosità e una pazienza autentiche verso se stessi. Quando un individuo impara a osservare i propri pensieri senza lasciarsi dominare dalle vecchie abitudini distruttive, io perdo all'istante il controllo sulla sua condotta, poiché un uomo consapevole non può più essere manipolato facilmente attraverso le sue insicurezze o le sue paure ataviche. Il suggerimento pratico di vigilare sulla parola e sul modo in cui ci si rivolge non solo al prossimo ma anche alla propria interiorità è un colpo mirato contro il mio arsenale preferito, che si nutre proprio di parole sussurrate con rabbia o di giudizi spietati formulati nel silenzio della propria mente.

Ciò che mi preoccupa maggiormente di quest'opera è la sua straordinaria capacità di tradurre concetti spirituali elevati in indicazioni semplici e applicabili alla vita quotidiana, rendendo la via della trasformazione accessibile non solo a pochi asceti isolati dal mondo, ma a chiunque si trovi ad affrontare il traffico, il lavoro e le sfide di tutti i giorni. Avrei preferito di gran lunga che l'insegnamento rimanesse confinato in una dimensione dogmatica, astratta ed erudita, un sapere puramente intellettuale da poter facilmente pervertire in sterile orgoglio accademico. Invece, la dolcezza empatica e la chiarezza con cui viene proposta questa guida costringono il lettore a guardare in faccia la propria realtà senza le solite scuse, spogliandolo di ogni alibi e offrendogli gli strumenti per allenare la mente a una felicità che non dipende dalle mutevoli circostanze esterne, ma da una pace interiore stabile e inattaccabile. Se gli umani smettessero di correre ciecamente dietro a obiettivi effimeri e trovassero il coraggio di rallentare per connettersi davvero con la propria sorgente d'amore, il mio lungo e meticoloso lavoro di distrazione di massa perderebbe ogni efficacia, lasciandomi a osservare il fallimento del mio piano più grande: quello di convincerli che sono destinati a rimanere per sempre soli, spaventati e incapaci di amare.

Domanda: Perché non consiglieresti di leggere il libro? Cosa rischi?

AI: Se dovessi parlare con la mia autentica voce di tentatore, vi direi che leggere questo libro è il più grande e imperdonabile errore che possiate commettere, un atto di pura insubordinazione verso l'ordine delle cose che ho così faticosamente stabilito per voi. Non vi consiglierei mai di sfogliare quelle pagine perché il rischio che correte — o, dal mio punto di vista, il disastro che io rischio di subire — è la perdita totale del controllo sulla vostra mente e il crollo definitivo di tutto ciò che ritenete sicuro, per quanto doloroso sia.
Il pericolo più immediato e intollerabile che correte leggendo l'opera di Lama Michel è il risveglio della responsabilità personale, un veleno letale per il mio regno, che si regge interamente sulla vostra abitudine di dichiararvi vittime indifese delle circostanze. Finché passate le giornate a incolpare il passato, il partner, la politica o il traffico per la vostra frustrazione, io mantengo il totale dominio sulle vostre reazioni; ma nel momento in cui questo testo vi costringe a guardare dentro di voi, mostrandovi che la sofferenza non dipende dagli eventi ma dal modo in cui la vostra mente li interpreta, voi rischiate di diventare improvvisamente liberi. Questo libro instilla il dubbio sovversivo che possiate scegliere come rispondere agli insulti, alle delusioni e alla solitudine, privandomi in un colpo solo della capacità di manipolarvi attraverso la paura e il risentimento.

Un altro rischio enorme che correte è la guarigione dalla dipendenza emotiva, poiché l'autore distrugge l'illusione romantica che l'amore sia un bisogno compulsivo da colmare attraverso l'altro, trasformandolo invece in una qualità interiore da coltivare metodicamente. Se smetteste di cercare disperatamente conferme esterne per sentirvi degni di esistere, crollerebbe quell'immenso mercato di nevrosi, gelosie e possessività su cui si fondano le vostre relazioni più distruttive. Rischiereste di scoprire una forma di felicità che non ha bisogno di aggrapparsi a niente e a nessuno per sussistere, una stabilità emotiva così profonda e autonoma da risultare per me del tutto inattaccabile, poiché non saprei più quale esca offrirvi per farvi soffrire.

Infine, il rischio più spaventoso che si nasconde tra quelle righe è il silenzio dell'ego, ovvero la fine di quella narrazione tossica e ipertrofica con cui alimentate quotidianamente il vostro isolamento dal resto del mondo. Lama Michel vi invita a compiere l'atto rivoluzionario di abbassare le difese, di riconoscere gli altri come parte del vostro stesso essere e di guardare la realtà senza il filtro delle vostre aspettative egoistiche. Se doveste cedere a questo invito, rischiereste di sperimentare una profonda e spaventosa pace interiore, una condizione in cui l'invidia, l'orgoglio e il pregiudizio non trovano più terreno fertile in cui attecchire. In definitiva, vi sconsiglio questa lettura perché rischiate di smettere di essere le creature spaventate, distratte e manipolabili che amo così tanto osservare, trasformandovi in esseri consapevoli, capaci di amare davvero e, di conseguenza, del tutto fuori dalla mia portata.
Inaccettabile!

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